
Quanto accaduto domenica 3 dicembre nella cattedrale di Torino ha un profondo (e negativo) significato simbolico. Come si ricorderà, un paio di militanti ultra-ecologisti di Extinction rebellion hanno fatto irruzione nel duomo di Torino, interrompendo la Santa Messa durante la celebrazione dell’arcivescovo Roberto Lepore, e hanno preteso di leggere un brano della Laudate Deum di Francesco sul climatismo, cosa che è stata loro concessa.
Ma perché dicevo che questo fatto ha un alto (e negativo) significato simbolico? Non solo per la gestione malcerta del vescovo, non solo per le sue parole di apprezzamento e stima del movimento eversivo in questione, ma perché i disturbatori hanno adoperato il testo di una Esortazione pontificia come strumento di lotta contro la Chiesa. Non si tratta di un possibile stravolgimento del testo papale da parte di rivoluzionari di professione. Nessun comunista, infatti, avrebbe mai pensato di utilizzare un passo della Centesimus annus contro la Chiesa, perché la Centesimus annus non offriva spunti per farlo. Nessun neo-malthusiano avrebbe adoperato un passo della Evangelium vitae contro la Chiesa, perché nessun passo di quel testo si prestava ad un simile uso. Questa volta, invece, nel duomo di Torino è andato in scena lo scontro tra il testo di una enciclica pontificia e la Chiesa, una esortazione apostolica ha bloccato la celebrazione della Messa. Questo è il fatto grave e certamente nuovo. È ormai possibile che i nemici della Chiesa trovino nei documenti del magistero gli argomenti per attaccarla?
Di fatto molti movimenti rivoluzionari trovano nei testi pontifici un linguaggio affine al loro e una presa di posizione davanti alle problematiche del mondo attuale operativamente molto vicina alle proprie. Il movimento Extinction rebellion è la punta avanzata dell’ecoterrorismo internazionale e ritiene che l’unica vera soluzione al problema ambientalista sia la fine della presenza umana sul pianeta. L’opposizione alla visione biblica e cristiana è quindi radicale. Il gruppo è contro la procreazione che ritiene una disgrazia, la sua visione è atea e materialista, anche se poi fanno dell’ambientalismo ossessivo una nuova “religione”. C’è quindi da preoccuparsi se costoro prendono a bandiera della loro militanza sia politica che anti-ecclesiale un’esortazione apostolica.
Da molto tempo la Chiesa vuole usare non più un linguaggio proprio ma il linguaggio del “mondo”. Non inteso qui come un linguaggio “naturale”, ma come uno innaturale e mondano, secolare e “demitizzato”. Anche l’esortazione Laudate Deum vuole imitare il linguaggio del mondo e infatti parla in modo orizzontale e secolarizzato, parla solo della terra senza mai invocare il cielo, parla delle cose urgenti da fare senza andare all’origine ultima dei criteri per decidere cosa fare o non fare, sposa acriticamente le emergenze “emergenti” e intende mobilitare le persone verso soluzioni secolari, usa le parole d’ordine dei movimenti ecologisti e delle agenzie dell’ONU, sprona per un cambiamento di “stili di vita” ma riferendosi a un insieme di buone pratiche definite dai poteri costituiti che nulla hanno a che fare con una vera conversione. Questa appropriazione ideologica delle parole di un documento del magistero ecclesiastico è l’esito di un lungo processo di secolarizzazione della Chiesa. Ora è il mondo che usa le parole della Chiesa per combattere la Chiesa e la chiesa apprezza.
Il fatto di Torino va anche valutato per due caratteristiche che suscitano ironia. L’arcivescovo di Torino è una punta avanzata del linguaggio secolarizzato della Chiesa ed è quindi ironico che proprio a lui sia accaduto il fattaccio. Una specie di vendetta della storia. Ironico anche che il linguaggio del climatismo ideologico adoperato anche dalla Laudate Deum sia quello amato da Extinction rebellion ma anche da IPCC e OMS. Tra istituzioni internazionali e movimentismo di base c’è come una tenaglia: sembrano contrari e sono in combutta.
Fontana Stefano
