L’Agenzia Cattolica d’Informazione (AICA) del 14 ottobre 2022 riporta un Manifesto firmato da Cáritas Argentina insieme al Consiglio Nazionale dei Quartieri Popolari (Mesa Nacional de Barrios Populares), all’organizzazione sociale senza scopo di lucro TECHO e all’Unione dei Lavoratori di Economia popolare (Unión de Trabajadores de la Economía Popular-UTEP), che si intitola “L’accesso a un luogo in cui vivere è un diritto dell’uomo”.

Nel Manifesto queste organizzazioni esprimono preoccupazione per le dichiarazioni che nei media e nei social network spingono allo sgombero di oltre cinque milioni di persone che vivono nei quartieri popolari. Queste dichiarazioni, affermano, non solo incitano alla violenza, ma violano anche i diritti umani fondamentali riconosciuti dai trattati e dalle legislazioni nazionali. Nel secondo paragrafo del Manifesto le istituzioni firmatarie affermano: “A causa della storica assenza di politiche pubbliche per l’accesso alla terra, ampi settori della popolazione argentina sono stati costretti a stabilirsi in modo informale su terreni liberi per poter avere un tetto sopra le proprie teste, così formando 5.687 quartieri popolari (chiamati anche villas e asentamientos) nei quali l’89% degli abitanti non dispone di acqua potabile, il 98 è privo di fognature, il 68 non accede formalmente alla rete elettrica… Pertanto, i firmatari di questo documento ripudiano fermamente ogni manifestazione che inciti alla violenza e alla violazione dei diritti” [1].

Indubbiamente, il diritto ad una casa e ad una esistenza dignitosa sono diritti imprescindibili che devono essere garantiti ad ogni persona. Spetta allo Stato, in primo luogo, garantire questi diritti attraverso l’attuazione di politiche sociali ed economiche che promuovano il lavoro, la piena occupazione e la possibilità di accesso ad un alloggio dignitoso, nonché alla salute e all’istruzione scolastica di base. Le varie organizzazioni sociali intermedie devono collaborare, assistendo le famiglie, per il raggiungimento di tali obiettivi, il tutto nell’ambito del bene comune, principio etico ed organizzativo della vita sociale che consente a tutti gli uomini e ad ogni uomo un pieno e conveniente sviluppo.

Siamo d’accordo sul fatto che il deficit abitativo in Argentina sia un problema storicamente ricorrente, a cui oggi si aggiungono livelli di povertà e indigenza senza precedenti che aggravano la situazione sociale, ma ciò non giustifica né legittima l’occupazione e l’usurpazione delle terre: in ogni caso questi i fatti generano violenza, mettendo in pericolo il debito ordine.

Infatti, la pace e l’armonia sociale sono frutti dell’ordine. L’occupazione di terreni pubblici o privati, il blocco e l’occupazione di strade e autostrade, il sequestro e l’occupazione di scuole, eventi ricorrenti nell’Argentina di oggi, sono crimini che minacciano la proprietà e la libertà, diritti essenziali che devono essere garantiti in ogni momento dallo Stato mediante il prudente esercizio della sua autorità.

L’esercizio prudente dell’autorità politica presuppone non solo il diritto, ma anche l’obbligo di avvalersi dei tre poteri che rendono possibile l’effettiva realizzazione del bene comune e, quindi, la garanzia dei diritti essenziali di ogni persona, che sono: 1) Potere di ordine. La società è un’unità di ordine e quell’ordine, inteso come disposizione propria delle cose secondo il loro fine, deriva dall’autorità e si basa sul giudizio oggettivo, sulla conoscenza delle cose, della stessa natura umana e dei suoi fini esistenziali; 2) Potere di comando. Il potere di comando delle autorità si fonda sulla stessa natura umana e sul suo ordinamento al bene comune, inteso come bene giuridico superiore e diverso che esalta e realizza pienamente il bene individuale, poiché tale ordinamento è condizione necessaria per la piena realizzazione dei fini esistenziali; 3) Potere di coercizione. Il potere di coercizione delle autorità si fonda sulla caduta e perversione della natura umana, sul comportamento irrazionale dell’uomo in virtù del quale la sua volontà e le sue azioni si pongono in contraddizione con il dovere di essere delle cose e dei propri fini. Nessuna istituzione o società opera senza ricompense e punizioni, da qui il potere di coercizione, necessario per l’adempimento del debito ordine.

Quasi sessant’anni fa, l’allora Papa Giovanni XXIII ci disse che ogni uomo ha, tra l’altro, il diritto all’esistenza e ad un tenore di vita dignitoso, che ogni uomo ha diritto alla proprietà privata e che ciò comporta una funzione sociale nonchè il dovere di rispettare i diritti altrui: “Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un rispettivo dovere in tutte le altre persone: il dovere di riconoscere e rispettare quel diritto. Infatti ogni diritto fondamentale della persona trae la sua forza morale insopprimibile dalla legge naturale che lo conferisce, e impone un rispettivo dovere. Coloro pertanto che, mentre rivendicano i propri diritti, dimenticano o non mettono nel debito rilievo i rispettivi doveri, corrono il pericolo di costruire con una mano e distruggere con l’altra” (n. 15) Per queste ragioni, ha detto Papa Giovanni XXIII, la convivenza umana deve essere fondata sulla verità, sulla giustizia, sull’amore e sulla libertà[2].

A mio avviso, e per quanto sopra affermato, il Manifesto firmato da queste quattro organizzazioni soffre di un errore concettuale e sostanziale, senza con ciò intendere che ignori i bisogni insoddisfatti di quasi la metà della popolazione argentina sommersa dalla povertà e dall’indigenza, con una mancanza di alloggi dignitosi, salute, istruzione e un livello di sussistenza dignitoso, tutto dovuto all’assenza dello Stato e delle conseguenti politiche pubbliche.

L’errore concettuale e fondamentale sta nell’evitare, nell’ignorare e in alcuni casi negare che la violenza sia una totale perturbazione dell’ordine. In effetti, la violenza genera l’occupazione e l’usurpazione della terra, la violenza genera il blocco di strade e percorsi, la violenza genera il sequestro di scuole, poiché tali atti, pur fondati su un’esigenza legittima, sono inammissibili, poiché non rispettano e violano le libertà e i diritti degli altri, violando così il debito ordine. E l’autorità politica dovrebbe ristabilire quell’ordine attraverso l’uso della forza (che non è violenza), cioè attraverso l’esercizio prudente dei suoi tre poteri inalienabili: ordine, comando e coercizione.

Il tempo attuale in Argentina è, purtroppo, lontano dalla pace e dall’armonia sociale, anzi presenta una società piena di richieste insoddisfatte e sull’orlo dell’anarchia, a causa dell’assenza di autorità e di ordine. E come ci ha detto Giovanni XXIII, non può esserci ordine, pace, armonia sociale, se non è nella verità, nel bene, nella giustizia e nella libertà.

Daniel Passaniti

15 ottobre 2022

Traduzione dallo spagnolo di Benedetta Cortese


[1] AICA Boletín del 14-X-2022: Cáritas Argentina recuerda que el acceso a la vivienda es un derecho humano.

[2] Giovanni XXIII, Pacem in terris, nn. 1, 11, 21, 30 y 35.

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