Il prossimo 2 ottobre i brasiliani andranno a votare. I due candidati in pole position per la carica più alta della Repubblica sono il presidente Jair Messias Bolsonaro, di centro-destra, e l’ex-presidente Luis Inácio “Lula” da Silva, di estrema sinistra. Saranno elezioni storiche. Dall’esito delle urne dipenderà, infatti, se il Brasile cadrà nel comunismo – dopo Perù, Cile e Colombia – o se invece continuerà a reagire in senso opposto, alla stregua dell’Uruguay e del Paraguay.

La sinistra ha lanciato un’offensiva totale per riprendersi il potere, senza esclusioni di colpi. A ogni costo vogliono impedire a Bolsonaro un secondo mandato. L’offensiva si dispiega su vari fronti, a cominciare da quello giudiziario. Dal 2019 è in corso in Brasile una vera e propria persecuzione giudiziaria contro chi non si allinea al Partito dei lavoratori (PT), quello di  Lula, di dichiarata ispirazione marxista.

Persecuzione poliziesca contro il centro-destra

In una serie di decisioni monocratiche, il presidente del Supremo Tribunal Federal (STF), Alexandre de Moraes, che si definisce “veramente rivoluzionario e comunista”[1], ha praticamente smantellato la rete propagandistica di appoggio a Bolsonaro. Uno dopo l’altro, molti canali YouTube, stazioni radiofoniche, pagine social, blog, siti internet, ecc. che sostenevano Bolsonaro sono stati chiusi e i responsabili sbattuti in carcere. Molti account Twitter, Instagram, TikTok, ecc., dei sostenitori di Bolsonaro sono stati sospesi. De Moraes è giunto perfino a chiudere le operazioni in Brasile della piattaforma messaggistica Telegram, la preferita dai conservatori.

Denunciando l’esistenza di “milizie digitali di estrema destra”, nel 2019 de Moraes emanò una decisione contro le “fake news”, che in realtà includeva qualsiasi critica alla sinistra. Iniziò quindi una caccia ai partigiani di Bolsonaro. De Moraes ordinò alla Polizia Federale di invadere durante la notte i loro uffici e abitazioni, confiscandone attrezzature elettroniche e sequestrandone gli archivi. Alcuni dovettero fuggire all’estero. Perfino l’ex leader delle Femen in Brasile, Sara Winter, convertitasi in attivista pro-vita, finì in carcere per aver criticato le politiche abortiste della sinistra. Ancor oggi è costretta a usare un bracciale elettronico.

E guai a criticare de Moraes! Utilizzando l’immunità come uno scudo, il presidente dello STF ritiene che qualsiasi critica alla sua attuazione costituisca un vilipendio al Potere Giudiziario. Diversi politici, tra cui il deputato Daniel Silveira, sono finiti in carcere per aver osato accusarlo di favorire la sinistra[2]. Un gruppo di giovani che, di fronte a casa sua, gridavano “Via ministro comunista!”, sono stati portati via dalla Polizia e condannati a venti giorni di prigione.

Finora de Moraes ha emesso 4.781 mandati di perquisizioni e/o arresto contro figure del mondo conservatore.

Di più, de Moraes, simpatizzante di Lula al punto d’aver partecipato alla sua campagna elettorale, si è arrogato il diritto di bandire qualsiasi candidato che, a suo personale giudizio, diffonda notizie non corrispondenti al vero, cioè non allineate al politically correct come egli stesso lo intende. Questo in barba alla Costituzione che garantisce la libera espressione delle idee e la separazione dei poteri.

Bolsonaro si presenta quindi alle elezioni fortemente menomato da questa ingerenza, a dir poco brutale, dei rappresentanti del Potere Giudiziario schierati col Partito dei lavoratori.

Sondaggi o propaganda?

In questo sforzo erculeo della sinistra brasiliana per riprendersi il potere, senza esclusione di colpi, i sondaggi sull’intenzione di voto meritano un capitolo a parte.

Tutti i sondaggi, infatti, danno vincitore Lula. Un recente studio di Datafolha, per esempio, colloca l’ex-presidente al 47%, di fronte a un 32% per Bolsonaro[3]. Qualcuno comincia perfino a prospettare la vittoria del candidato marxista al primo turno[4].

Dicono che i numeri non hanno colore. Qui, però, c’è qualcosa che non torna.

Per chi accompagna da vicino la situazione brasiliana, è ovvio che Lula, condannato per corruzione e poi liberato dal solito giudice petista, non riesce nemmeno a mettere il naso fuori dalla sua finestra senza essere seppellito da una tempesta di fischi e grida di “Lula ladrone!”. I pochi comizi che egli è riuscito a organizzare sono rimasti ridicolamente vuoti. Una “Marcia su Brasilia” del PT, che voleva emulare una simile manifestazione del 1999 che attirò centomila persone, non è riuscita a mobilitare nemmeno la decima parte delle persone di allora.

In contrasto, Bolsonaro passa da un bagno di folla e un altro. Perfino negli stati del Nord Est, dove il PT ha attecchito grazie a una vasta rete di clientelismo, il presidente è accolto da moltitudini mai viste. A giudicare dal pubblico che lo acclama per strada, Bolsonaro conta su una solida base di simpatizzanti.

Molto espressiva una sua recente intervista, lo scorso 22 agosto, alla TV Globo, notorio canale propagandistico della sinistra. Nonostante i due intervistatori gli abbiano riservato un trattamento qualificato dalla stampa locale di “sabatina” (accanimento), il presidente se n’è uscito a testa alta. “Pareggio tecnico”, ha sentenziato un analista[5]. Forse sarebbe stato più congruo dire goleada bolsonarista. E anche l’audience del programma è da segnalare. TV Globo viaggiava sul 17% di share prima dell’intervista, è schizzata all’82% durante, per poi tornare al consueto 16%. In altre parole, il pubblico vuole sentire Bolsonaro.

È quindi lecito chiedersi: ma questi sondaggi riflettono la realtà? Oppure sono anch’essi uno strumento della propaganda sinistrorsa?

Urne elettroniche

Le elezioni politiche brasiliane del 2 ottobre si realizzeranno usando urne elettroniche, cioè il voto digitale anziché cartaceo. Ora, questo sistema è molto vulnerabile alla manipolazione.

Lo scorso 17 luglio, il presidente Jair Bolsonaro ha riunito circa quaranta ambasciatori al Palazzo presidenziale per presentare prove dell’inefficacia del sistema di sicurezza delle urne elettroniche. Le prove sono contenute in un’indagine della Polizia Federale che riguarda una denuncia secondo cui un hacker è riuscito ad accedere ai sistemi virtuali del Tribunal Supremo Eleitoral, comprese le pagine dei ministri, poco prima delle elezioni del 2018. Ovviamente, il TSE smentisce tale intromissione[6].

Dirigendosi al corpo diplomatico, Bolsonaro ha affermato che accetterà il verdetto delle urne, a patto però che le elezioni siano oneste e prive di intromissioni di questo tipo. Egli ha chiesto dunque la presenza di osservatori internazionali imparziali.

Comunque sia, e stando alle elezioni recentemente vinte dalla sinistra in altri paesi latinoamericani, anche su quelle brasiliane alleggia la possibilità di una frode di grandi proporzioni.

Ricchi di sinistra, poveri di destra

Lula è presentato dalla propaganda come il candidato dei poveri: nato nella classe operaria, egli rappresenterebbe il Brasile profondo in contrasto con le elite corrotte e prepotenti. La realtà, però, è ben il contrario. La sua base elettorale è, soprattutto, costituita dai ricchi. “Lula guida le preferenze fra i molto ricchi”, informa un servizio della BBC[7]. Nelle ultime elezioni, infatti, il PT ha sempre vinto nei quartieri ricchi di San Paolo e di Rio di Janeiro. Lo stesso articolo afferma che la popolarità di Bolsonaro sta aumentando nelle classi più umili.

Per ultimo, registriamo l’elemento più importante: l’appoggio a Lula proviene soprattutto dalla cosiddetta sinistra cattolica, incarnata dal movimento della Teologia della liberazione. In altre parole, proprio quella realtà – la Chiesa cattolica – che dovrebbe essere il baluardo dell’Ordine contro l’assalto comunista, si è trasformata nel principale promotore di quest’ultimo. In Brasile, la sinistra politica è rachitica. Alle elezioni, i partiti dichiaratamente comunisti non superano il 2%. Molto più insidioso è il Partito dei lavoratori, nato da una costola della Teologia della liberazione. Assessorato da teologi, il PT ha sempre potuto contare sull’appoggio di buona parte del clero e dell’episcopato brasiliano. Non sorprende, quindi, che il candidato marxista possa contare con ben il 51% delle intenzioni di voto dei cattolici, contro appena un 26% per Bolsonaro[8].

Fra i protestanti, la proporzione si rovescia: il 29% appoggia Lula, e il 47% vota Bolsonaro.

Qui tocchiamo con le mani l’agghiacciante processo di “autodemolizione” della Chiesa, che quasi oserei chiamare un harakiri. Più la Chiesa in Brasile si è schierata con la Teologia della liberazione, più i fedeli l’hanno abbandonata, andando a ingrossare le fila delle sette evangeliche, politicamente schierate a destra. Si è passati in questo modo da un 93% di cattolici negli anni Cinquanta, a un 54% nei giorni nostri.

L’esito delle urne è ancora incerto. Mentre la sinistra brasiliana – assistita da agenti cubani, venezuelani e nicaraguensi – dispiega uno sforzo propagandistico senza precedenti, Bolsonaro ha commesso alcuni errori strategici che gli hanno fatto perdere pezzi, compromettendo in questo modo la sua campagna.

Chiediamo alla Madonna Aparecida, Patrona del Brasile, che non permetta che questo colosso latinoamericano cada nelle grinfie del comunismo. Ne va del futuro del continente.

Julio Loredo

http://www.atfp.it

 

Note

[1] Gabriel Sestrem, “Alexandre de Moraes atua como se fosse dono do país”, Gazeta do Povo, 23-08-2022.

[2] Cristian Klein, “Moraes: Fake news e milícias digitais contra eleições serão combatidas com a força da lei”, Valor, 20-4-2022.

[3] https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2022/pesquisa-eleitoral/noticia/2022/08/18/datafolha-lula-tem-47percent-e-bolsonaro-tem-32percent.ghtml

[4] Caio Junqueira, “Após Datafolha, QG de Lula vê chance de vitória em 1º turno”, CNN Eleições, 19-08-22.

[5] Murilo Fagundes, “Sabatina de Bolsonaro no “JN” foi empate sem gols”, Poder360, 23-08-22.

[6] Lucas Neiva, “Bolsonaro ataca urnas eletrônicas con inquérito desmentido perlo TSE”, Congresso em Foco, 18-07-22.

[7] Leandro Prazeres, “Lula lidera e cresce entre mais ricos”, BBC News, 19-08-22.

[8] Flávio Tabak, “Católicos com Lula; evangélicos, com Bolsonaro. Veja as religiões na pesquisa Ipec para presidente”, O Globo, 16-08-22.

 

 

image_pdfSalvare in PDF

Autore