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Il recente volume: “Manuale per una buona educazione civica” (Edizioni Fede&Cultura, Verona 2022), a cura di Stefano Fontana, vuole essere, come recita il sottotitolo (Orientamenti per insegnanti e genitori) una risposta articolata e organica, da più punti di vista, alle Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica nelle scuole statali e paritarie, come indicato dal governo italiano, in adempimento alla Legge n. 92 del 2019. Tale insegnamento, concepito quale materia di studio curriculare, assume dei risvolti antropologici, etici, religiosi che non possono lasciare indifferenti, soprattutto gli insegnanti cattolici, che si trovano a parlare di una materia, l’Educazione civica, che tocca, basti pensare al tema generale dei diritti, principi e valori che riguardano la concezione del matrimonio e della famiglia, dell’uguaglianza di genere e dell’ecologia. Tali “diritti”, rivendicati dai singoli individui nell’ottica del principio di autodeterminazione, possono stravolgere non solo il concetto di “pubblico” e “privato”, come sottolinea Fontana nell’Introduzione, ma anche e soprattutto i contenuti relativi al matrimonio e alla famiglia stessa, in favore di accezioni autoreferenziali relativiste che portano alla disintegrazione di un quadro oggettivo del sapere e a una disgregazione gerarchica tra le discipline.

La Dottrina sociale della Chiesa può suggerire, come questo volume vorrebbe indicare, criteri di giudizio e strumenti operativi utili per formarsi un’adeguata coscienza sui temi trattati: in tal senso ogni argomento non solo viene presentato con spirito critico ma vengono proposti, alla fine di ogni capitolo, alcuni materiali utili per l’approfondimento e per il corretto approccio alla luce della fede e della ragione. La ricerca del fondamento in Dio non solo dovrebbe caratterizzare l’impegno del cattolico nella difesa della religio vera, ma dovrebbe contrastare quella “religione civile” che, nel contrapporsi alla presenza di Dio nella pubblica piazza, conduce inesorabilmente a esiti nichilistici.

Il problema della Costituzione

Poiché l’Educazione civica inerisce profondamente al dettato costituzionale, il libro affronta primariamente il tema della Costituzione italiana come ideologia, non solo in quanto risultante da un ampio compromesso tra le forze politiche presenti nell’immediato dopoguerra, ma soprattutto in quanto accompagnante un progressivo secolarismo avvenuto in una società sempre più individualista, irreligiosa e opulenta che ha coinvolto persino il mondo cattolico. In questo processo di laicizzazione che ha portato a un radicalismo soggettivista, come ha rilevato Stefano Fontana, molteplici sentenze della Corte costituzionale hanno tolto alla Costituzione i suoi possibili fondamenti oggettivi e naturali tanto che il verbo “riconoscere” (come espresso nel dettato costituzionale) ha sempre meno indicato la valorizzazione di un ordine oggettivo. Dalla cosiddetta legge Cirinnà sul riconoscimento delle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso all’esperienza vissuta nel corso della pandemia Covid 19, dove, attraverso alcuni D.p.c.m. si sono limitate alcune libertà sancite dalla Costituzione (ad esempio il diritto al lavoro o l’uguaglianza tra i cittadini), si è evidenziato il nichilismo di una società frantumata congiunto alla debolezza costituzionale. Il Costituzionalismo inteso come ideologia della Costituzione, ponendo se stesso come fonte originaria assoluta, non solo ha negato alle fondamenta l’esistenza di una Costituzionale naturale rispecchiante un ordine naturale della società, ma ha anche considerato impropriamente la società stessa quale giustapposizione di individui scollegati, andando a minare così le società naturali della famiglia e della comunità politica precedenti e fondanti la politica e il diritto. Venendo meno al principio di Joseph de Maistre (1753-1821) “Più si scrive più una legge è debole”, che sanciva l’importanza delle consuetudini vitali e relazionali, la Costituzione è divenuta sempre più autoreferenziale, negando paradossalmente i veri diritti che avrebbe dovuto tutelare. Date queste necessarie premesse, Fontana ha sostenuto quanto i presupposti di un corretto insegnamento dell’Educazione civica, improntati al disegno costituzionale, siano potenzialmente a forte rischio di strumentalizzazione ideologica. La Costituzione italiana, privandosi di un solido fondamento naturale in Dio ha alimentato, in quanto “laica”, una netta separazione tra ragione politica e fede religiosa cattolica, rivelandosi sempre più laicista nei confronti della religione e della morale, basti riscontrare quanto avvenuto e tuttora si compie contro la famiglia e la vita.

Doveri e diritti nella Dottrina sociale della Chiesa

Evidenziando come la legge umana debba essere strumento per la realizzazione della giustizia nei rapporti dell’uomo con Dio, Marco Ferraresi ha messo in luce il rovesciamento rivoluzionario dell’era moderna, che ha scalzato i doveri (primari) in nome dei diritti (spesso presunti), confondendo ulteriormente il diritto con l’esaltazione dei diritti soggettivi: “Il diritto non si sostanzia nei diritti, ma nei doveri; non è pretesa, ma servizio; non è attività creatrice di rivendicazioni tutelate, ma accoglienza di un dono…”. La garanzia della giustizia dei diritti deve essere conformata, come ha rilevato Ferraresi, al bene oggettivo, al riconoscimento della legge divina positiva e della legge naturale, quest’ultima inscritta nel cuore e nella mente dell’uomo. In tal modo si pone e garantisce correttamente il diritto di ciascuno di compiere il proprio dovere, promuovendo il vero bene comune. Non si tratta quindi di sventolare arbitrariamente la bandiera dei diritti individualistici, quanto, come sostiene Ferraresi, rispettare il dovere di accogliere i propri doveri.

Nell’età moderna il processo di secolarizzazione si è manifestato in diverse tappe, avente origine nel disancoramento del diritto da Dio, producendo inevitabilmente quella che l’autore chiama “la Babele dei diritti”, evidenziando così una prospettiva soggettivistica e relativistica. Per riprendere ordinatamente in mano l’annosa questione, Ferraresi suggerisce, dal punto di vista didattico, di evitare di adottare l’equivoca prospettiva della “complementarità” dei diritti e dei doveri, ribadendo piuttosto il primato del dovere su ogni diritto, investendo maggiormente sulla categoria del “dono”, ossia del gratuitamente ricevuto, che ci precede. In quest’ottica del “gratuito” da promuovere, si può reimpostare il discorso sulla cittadinanza, oggi piegato all’ideologia dominante.

La concezione dello Stato

Oggi lo Stato, sottolinea Stefano Fontana, palesa agli occhi di tutti una struttura accentrata, così come la scuola pubblica, tanto che eventuali spazi di autonomia sono visti come “concessioni” da parte dello Stato. Nella pervasività e onnipresenza statuale (qualcuno tempo fa aveva proposto di raffigurarlo come “Stato-piovra”) lo Stato-provvidenza tende a occuparsi di ogni dimensione della vita e in questo senso vanno intese le Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica. Lo Stato non solo non riconosce sopra di sé alcun potere (superiorem non recognoscens) ma si ritiene assoluto (etimologicamente “sciolto da legami”), sovrano e intende la propria laicità indipendente dal diritto naturale e dalla legge morale naturale, passando così inevitabilmente, come asserisce Fontana, dallo Stato laico allo Stato laicista. Lo Stato invece dovrebbe essere inteso quale custode della naturale socievolezza della persona umana, non nella prospettiva personalista, ma nella concezione della co-essenzialità della persona e della società viste organicamente e originariamente unite. Recuperando tale concezione è possibile accostare il pensiero in cui la persona e il cittadino non sono la stessa cosa, nel senso che la persona precede la qualifica di “cittadino”, operando successivamente nella distinzione tra comunità naturali (ad esempio la famiglia) e aggregazioni sociali (associazioni, gruppi, ecc.). Una concezione erronea dello Stato produce conseguenze catastrofiche anche dal punto di vista didattico, per lo stesso insegnamento di una buona Educazione civica.

La crisi della democrazia

Luca Pingani ha sottolineato il carattere ambivalente della democrazia, in cui da un lato permette la partecipazione del popolo ma, dall’altro, costituisce uno strumento che non può garantire sempre scelte eque. Anche lo stesso concetto di democrazia può essere interpretato e declinato in vario modo: alla stregua di Tocqueville quale sinonimo di uguaglianza o, secondo Spencer, sinonimo di differenza e quindi improntato alla lotta per la sopravvivenza. Pingani ha evidenziato diverse tipologie di istituto democratico: dalla democrazia rappresentativa o diretta (ad esempio con il ricorso al referendum) alla democrazia procedurale sino alla democrazia maggioritaria o consensuale, sottolineandone pregi e difetti, considerando il quadro sempre più allarmante e cospicuo della disaffezione al voto. Riscontrando un sistema di potere sempre più oligarchico (non solo per la pressione di lobbies sulla politica), Pingani ha approfondito il concetto di Deep State (Stato profondo) e del legame con il sistema finanziario tecnocratico. Riprendendo una considerazione importante di Mons. Crepaldi, già Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: “…proprio nel momento della massima debolezza, la democrazia pretende di decidere su questioni della massima importanza…”, Pingani ha illustrato, anche alla stregua del Magistero di Leone XIII e di Giovanni Paolo II, quanto la democrazia possa diventare un’ideologia distruttiva se fondata sul soggettivismo e sul relativismo, trasformandosi in una forma di totalitarismo. Nelle proposte didattiche Pingani ribadisce di tener sempre conto quanto la democrazia sia uno strumento a servizio dell’uomo e di considerare l’insegnamento magisteriale della Chiesa, invitando ad andar oltre gli aspetti della proceduralità e della norma per orientarci verso quei principi e valori che innnervano la Dottrina sociale della Chiesa

Il significato politico della famiglia

Don Calogero D’Ugo ha affrontato il tema della famiglia (ricordando che i genitori sono i principali educatori dei propri figli) nella situazione attuale, ove, accanto alla famiglia rettamente intesa quale fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna aperti alla vita, esistono molteplici accezioni: dalla famiglia allargata o ricostruita alla famiglia di fatto, dalla famiglia omosessuale a quella mono-genitoriale, anche se chiamarle “famiglie” sarebbe improprio. Le considerazioni giuridiche errate sulla famiglia, ha sottolineato Don Calogero, si affermano su quattro pregiudizi sbagliati: 1) la famiglia non è una somma di individui; 2) la famiglia non è un corpo intermedio; 3) la famiglia non è il luogo del privato; 4) la famiglia non è una patologia sociale. Ricostruendo fin dall’antichità romana la storia della famiglia e del matrimonio, Don Calogero D’Ugo ha distinto nel matrimonio due aspetti: 1) aspetto oggettivo (ciò che è in sé e per la società); 2) aspetto soggettivo (ciò che è per gli sposi). La famiglia, cellula fondamentale della società, è all’origine della socialità e pertanto sostiene la vita comune delle persone, anche attraverso la capacità di relazionarsi, dal punto di vista della giustizia e dell’amore. Essendo luogo di formazione, la famiglia intercetta anche le tematiche inerenti all’Educazione civica.

Conclusioni

Rimandando alla lettura completa del libro, non mancano nei successivi capitoli altre tematiche legate all’insegnamento corretto dell’Educazione civica, come ad esempio l’educazione all’ambiente trattata da Riccardo Cascioli e il problema delle religioni nella vita pubblica, sociale e politica, affrontato da Stefano Fontana. Anche il problema delle migrazioni, svolto da Anna Bono, e quelli dell’economia e del lavoro, approfonditi da Maurizio Milano, offrono punti di contatto interessanti con l’insegnamento dell’Educazione civica. A chiudere il volume uno sguardo ampio al globalismo e al ruolo degli organismi internazionali, approfondimento curato da Stefano Magni.

Il Manuale per una buona educazione civica non intende essere esaustivo (pur esaminando diversi punti di vista sull’argomento) sulla prospettiva dell’insegnamento dell’Educazione civica, quanto indicare un corretto approccio alle tematiche sollevate dalle Linee Guida governative, alla luce dei principi e dei valori espressi dalla Dottrina sociale della Chiesa.

Fabio Trevisan

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