Nietzsche criticò l’anarchismo. Secondo lui, i «cani anarchici» hanno la stessa morale dei socialisti, dei democratici e dei rivoluzionari: la «morale di gregge». Tutti colpevoli, tutti nemici della «pretesa particolare» di Zarathustra, dell’Übermensch autocratico e autarchico, che è non solo oltre l’uomo ma anche oltre la morale. Nietzsche forse credette che nella sua libertà, sganciata da ogni coazione, l’anarchia fosse la negazione dell’autarchia.

Il Nietzsche smentito dall’economista Ettore Gotti Tedeschi, però, non è il padre dello Zarathustra autarchico e onnipotente, ma dello Zarathustra ateo e anticristiano, al quale oppone e ripropone l’immensità dell’Europa nata dal cristianesimo. Eppure quando Gotti Tedeschi parla del Nuovo ordine mondiale (Nwo), che si oppone alla civiltà cristiana al modo di Nietzsche, sorgono alcune contraddizioni.

L’autore afferma che Zarathustra «avrebbe sicuramente apprezzato» l’idea di un nuovo ordine del mondo. Questo è vero, nel senso di un ordine nuovo e ateo che distrugge il vecchio ordine cristiano, ma non lo è quando il Nwo dei nostri giorni tende ad appiattire le culture, ad uniformarle e a tradursi in relativismo. È proprio Zarathustra/Nietzsche a dire «io non amo l’uniforme». E ancora, osservando i militari: «“Uniforme” dicesi quella che indossano: non sia uniforme ciò che di sotto nascondono!». Nietzsche non avrebbe apprezzato l’appiattimento della globalizzazione, l’indistinzione della pace universale simil-socialista, l’internazionalismo.

C’è poi un altro aspetto da valutare in cui c’è qualcosa che non torna. Il Nwo è presentato, nel libro, come un «processo utopistico e irrazionale», con le caratteristiche di un disegno unitario. Unitario al di là del numero non piccolo delle personalità da cui è scaturito. E unitario appare anche nei mezzi e nelle strategie da imporre: contrasto alla crescita demografica, appoggio alle teorie malthusiane e darwiniane, creazione di poteri sovranazionali, disfacimento della famiglia e relativo rimpiazzo di manodopera con l’immigrazione. Argomenti riproposti spesso da Gotti Tedeschi.

Nella prassi, però, non sembra proprio che il Nwo sia un blocco omogeneo di volontà. Lo stesso Gotti Tedeschi ammette che «la governance del mondo è affidata a persone molto eterogenee tra loro, con una cultura, una religione, una visione politica diversa, che spesso ostacolano una strategia condivisa». Ed è proprio la debolezza intrinseca di questa governance che sta alla base dei tanti fallimenti globalisti, soprattutto d’Occidente. Fallimento della crescita della ricchezza, debito pubblico ingestibile, decadenza morale della società, aumento delle ingiustizie, disoccupazione, sperpero delle risorse, guerra alle porte.

Nietzsche non colse che tanto l’anarchico, quanto l’autarchico rigettano ogni potere esterno a loro stessi, proveniente dall’alto o dal basso. Il Principe è monarchico quando gestisce il potere non suo (un potere sacro), ma è anarchico e autarchico se trasforma questo potere nel proprio. Il totalitarismo non cambia i connotati al cambiare delle denominazioni ideologiche. L’anarchia, dunque, non è quell’impeto libertario che, nell’immaginazione popolare, fa a pezzi le vesti regali del monarca e si ammanta di stracci, ma è piuttosto la risolutezza assolutista e autocratica del tiranno – di colui che investe se stesso della propria volontà e la impone ai sudditi.

L’autocrate, allora, sia che sieda sul trono, sia che giri ramingo e malaticcio tra un albergo e l’altro (Nietzsche) è un sovrano assoluto, che vive non solo al di sopra del bene e del male, ma pure al di sopra di Dio. L’autocrate e l’anarchico hanno una radice comune, seppure Zarathustra non lo preveda.

Coloro che s’ispirano al nuovo ordine mondiale, per come stanno andando le cose, potrebbero essere quei politici che si danno un appuntamento di facciata alle grandi adunate dell’Onu, ai G20, ai G7, a Bruxelles o alle conferenze sul clima – per poi non decidere assolutamente nulla, tanto è diverso l’ambito culturale e religioso da cui provengono.

Inoltre, le suggestioni occidentali – tra l’anarchico e il totalitario – non sono condivise da Russia, Cina e dagli Stati islamici. Anche l’Oriente vorrebbe un Nwo, un totalitarismo, ma ad immagine e somiglianza della propria cultura, lontana dal cristianesimo tanto quanto l’illuminismo europeo e americano. L’unico vero comun-denominatore globale sembra essere l’accordo implicito sulla progressiva riduzione delle libertà individuali ai danni dei cittadini, poiché quando c’è equidistanza dal cattolicesimo (e dalla fonte sacra e metafisica del potere) ogni governo si trasforma in un coacervo ana-autarchico di sovrani, in perpetua competizione tra di loro o in tacito silenzio-assenso in cambio di danaro.

In ogni caso, Gotti Tedeschi fa una disamina ricca e assai acuta del mondo odierno e dei suoi problemi, descrivendo la malattia sociale in modo approfondito, da molti punti di vista: religioso, filosofico, politico, economico e storico.

Interessante è come l’autore associ l’approccio economico alle utopie moderne. Le teorie economiche – dice – possono mutarsi (e di fatto si sono mutate) in pura ideologia «perché l’economia non è una scienza». È lo stesso Keynes a spiegare che «la “mela” dell’economia non è la “mela” di Newton. La mela di Newton, se lasciata cadere, viene attratta a terra dalla legge di gravità; la mela dell’economia va a cadere dove vuole». E dunque «proprio perché l’economia non è una scienza, essa spesso causa dei danni non prevedibili e può essere utilizzata come strumento politico per influenzare i comportamenti delle persone, per incutere timore». È il caso, ad esempio, della «produttività infinita» – quell’utopia che tenta di dimostrare l’aumento della ricchezza con il ridursi della popolazione.

Gotti Tedeschi esclude anche che la crisi dell’Occidente possa essere motivata solo dal tracollo dell’illuminismo – secondo la tesi di Oswald Spengler. E neanche dalla pur evidente sostituzione della società dei doveri con la società dei diritti – secondo Paul Hazard. Tanto meno il crollo della nostra civiltà può essere il risultato di venti secoli di cristianesimo (che invece la civiltà l’ha fondata), come appunto sosteneva Nietzsche.

No, dice, ma «a differenza di Spengler, Hazard e Nietzsche, penso invece che il declino dell’Occidente sia stato causato dalla negazione di Dio, della legge naturale e della vita».

Silvio Brachetta

 

Ettore Gotti Tedeschi con Giovanni Castellini Rinaldi, Così non parlò Zarathustra. Provocazioni per capire il mondo, Cantagalli, Siena 2022, pp. 160, euro 18,00.

 

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