Nel 1973, con la tristemente celebre sentenza Roe vs Wade, l’aborto veniva legalizzato in tutti gli Stati Uniti. Nel 1975 anche la Corte Costituzionale italiana, pur in presenza di una chiara condanna da parte del Codice Penale, introduceva la previsione di alcuni casi leciti di aborto. Sarà poi del 1978 la legge 194 che fa dell’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia, una pratica, addirittura, fornita dal Servizio Sanitario. È innegabile che, a partire dalla sentenza Roe vs Wade della Corte Suprema USA, si sia generato in tutto il mondo occidentale un processo politico-giuridico-culturale teso a fare dell’aborto un diritto civile. Non vi è oggi, praticamente, Paese occidentale che non annoveri l’aborto tra i diritti riconosciuti e tutelati.

Lunedì 2 maggio, con grave violazione del segreto garantito ai lavori della Corte Suprema, è trapelato il testo della bozza iniziale dell’opinione di maggioranza elaborata dal giudice Samuel Alito in merito al caso Mississippi e alla costituzionalità del “diritto all’aborto”. Il testo elaborato dal giudice Alito, il cui contenuto è stato confermato dal presidente Roberts, ribalda le sentenze Roe vs Wade e Planned Parenthood vs Casey affermando a chiare lettere che la Costituzione degli Stati Uniti non contempla alcun “diritto all’aborto” e che, anzi, è fortemente radicata nella storia e nella tradizione americana la criminalizzazione dell’aborto, considerato un delitto e punito praticamente senza eccezioni sino al 1973. La bozza, che sembra abbia già ottenuto il voto favorevole della maggioranza (5 giudici su 9), prevede il completo ribaltamento della sentenza Roe vs Wade e, se sarà pubblicata come pronunciamento ufficiale della Supreme Court of the United States, consentirà al Legislatore federale e ai diversi Legislatori statali di rendere nuovamente illegale la pratica dell’aborto. Il crimen nefandum dell’aborto non sarà più considerato diritto costituzionale negli USA.

Appare inevitabile che, come la sentenza del 1973 aprì la strada al paradigma abortista in tutto l’Occidente, l’eventuale probabile ribaltamento della Roe vs Wade porti ad un progressivo cambio politico-culturale anche fuori dai confini degli Stati Uniti. I movimenti pro-life di tutto il mondo sarebbero incoraggiati ad osare di più e a chiedere in tutti i Paesi la completa proibizione legale dell’aborto. Il testo elaborato dal giudice Alito, se divenisse pronunciamento ufficiale della Supreme Court, spazzerebbe via la tentazione minimalista dal campo pro-life. Si aprirebbe la via, negli USA prima e dunque poi anche in tutto l’Occidente, per la chiara affermazione del diritto alla vita sin dal concepimento e, dunque, per la altrettanto chiara condanna di qualunque pratica abortiva.

Sarebbe difficile per l’Italia non subire l’influenza di un simile cambiamento giuridico negli USA. È ragionevole anzi pensare che nel giro di qualche anno si potrebbe arrivare anche in Italia a ri-reatizzare l’aborto cancellando la 194/78.

Appena diffusa la bozza, si è subito generata una mobilitazione tanto dei pro-life quanto dei pro-choice. Se i favorevoli all’aborto sono scesi in piazza manifestando anche davanti la sede della Corte Suprema, moltissime le iniziative di preghiera promosse in tutti gli Stati Uniti per chiedere la grazia di vedere finalmente cancellato il “diritto costituzionale all’aborto” imposto dalla sentenza Roe vs Wade. Il giudice Alito, con le sue 98 pagine di argomentazione giuridica, ha innescato in USA una rinnovata mobilitazione politico-culturale-religiosa in difesa della vita umana innocente. Non tarderà ad arrivare anche in Italia!

Don Samuele Cecotti

 

Sullo stesso argomento invitiamo a visionare l’Editoriale di Don Lillo D’Ugo pubblicato dal nostro Osservatorio venerdì scorso 6 maggio 2022.

 

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