Sabato pomeriggio 28 gennaio 2022 Sergio Mattarella è stato eletto per un nuovo settennato alla Presidenza della Repubblica Italiana. L’evento politico e istituzionale presenza molti lati preoccupanti per il futuro del nostro Paese, sia per il modo in cui è avvenuto sia per i risultati che ha prodotto. Riflettendo dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa intendiamo condurre nelle righe seguenti qualche considerazione critica che evidenzi in modo possibilmente chiaro le posizioni del nostro Osservatorio sul momento attuale.

Un primo aspetto da considerare è la realizzazione di un’Asse Draghi-Mattarella capace di esprimere nel prossimo futuro una notevole forza nell’esercizio del potere politico e istituzionale. Sabato pomeriggio scorso, quando alcuni parlamentari avevano iniziato a votare Draghi al di fuori di ogni indicazione formale dei rispettivi gruppi e partiti, fu proprio Draghi a fare da mediatore tra il parlamento e Mattarella per chiedere a quest’ultimo di rispondere alla chiamata. Non è chiaro se i voti “spontanei” a Mattarella fossero veramente spontanei o se pilotati proprio per uscire dall’impasse delle trattative formali e dare a Draghi lo spunto per intervenire. Sta di fatto che un intervento del governo in quel momento rappresentava una forzatura all’autonomia del parlamento e una ipoteca sulla Presidenza della Repubblica e proprio per questo Mattarella avrebbe dovuto declinare l’invito. L’accettazione avrebbe comportato l’assenso all’Asse di cui stiamo parlando. L’esistenza di un’Asse tra governo è Presidenza della Repubblica mescola evidentemente la politica e le istituzioni, compromettendo la reciproca indipendenza. Quando Mattarella chiamò Draghi alla presidenza del Consiglio dei Ministri si era parlato di un “governo del Presidente”, essendo che Draghi non era mai stato eletto e non rappresentava nessuna parte politica. Ora, dopo l’intervento di Draghi di sabato scorso e l’esito che ha avuto, si può parlare di un “Presidente del governo”, Questa situazione è molto inquietante e pericolosa in sé ma anche per altri motivi che subito diremo.

Il nostro Paese proviene da sedici anni di presidenzialismo, Mentre il ruolo costituzionale della Presidenza della Repubblica è di garanzia, sia Napolitano che Mattarella sono invece pesantemente intervenuti nella politica vera e propria. Alla fine del 2011 Napolitano aveva addirittura deciso e attuato un cambio di governo tra Berlusconi e Monti. Mattarella è più volte intervenuto direttamente sulle politiche europee, dell’immigrazione, su provvedimenti riguardanti l’eutanasia e, negli ultimi due anni, si era speso per la convalida delle politiche governative anti-Covid. L’elenco dovrebbe essere molto più lungo sia per l’uno che per l’altro, ma fermiamoci qui. Il punto è che l’Asse Draghi-Mattarella si colloca dentro questo quadro irrituale rispetto alle esigenze della democrazia italiana. A ciò si aggiunga il fatto che da due anni, a causa dell’emergenza sanitaria infinita, il parlamento è rimasto bloccato, il governo ha spesso adoperato i decreti amministrativi del Presidente del Consiglio, qualsiasi possibilità di andare a nuove elezioni è stata esclusa, A questo si aggiunga anche che una vera e propria opposizione non c’è stata e non c’è: sarebbe stato molto strano che essa si costituisse estemporaneamente in occasione della elezione del Capo dello Stato. Basti pensare che nessuno dei tre partiti dell’opposizione si è fatto interprete del profondo scontento di tanta parte di italiani per le misure autoritarie, illogiche e discriminatorie contro la pandemia. L’Asse Draghi-Mattarella, ossia una alleanza di fatto e non detta tra palazzo Chigi e Quirinale, si colloca quindi in un contesto generale di grande debolezza della democrazia: un presidenzialismo già sperimentato nella prassi, un parlamento depotenziato che la soluzione Mattarella-bis depotenzia ancora di più, e una opposizione inesistente. Una simile concentrazione di potere in un contesto privo di contrappesi perché debole desta molte preoccupazioni. A nostro parere Sergio Mattarella avrebbe dovuto rinunciare alla chiamata a ricandidarsi proprio perché essa nasceva da questo contesto di debolezza politico-democratica. Nel frattempo alla Presidenza della Corte Costituzionale è salito Giuliano Amato che per affinità culturali e provenienza politica e ideologica entrava come terzo in questo triangolo.

La situazione, per tutti questi motivi, preoccupa. Possiamo fare un esempio. Le politiche governative contro il Covid hanno prestato il fianco ad accuse di possibile incostituzionalità. Giuliano Amato, intervistato dalla RAI subito dopo l’elezione a presidente della Consulta, ha infatti dichiarato che tra il diritto costituzionale alla salute e le restrizioni governative non c’è alcune opposizione. Dello stresso parere si sono sempre dichiarati, naturalmente, Draghi e Mattarella. Politiche governative, posizioni della Presidenza della Repubblica e della Consulta saranno quindi presumibilmente sempre omogenee. Molti speravano che con la elezione di un nuovo Presidente della Repubblica il quadro solidale si rompesse e fosse offerto agli italiani uno spiraglio di respiro, ma così non è stato. Naturalmente la stessa cosa deve essere detta per altri temi politici come l’immigrazione, le relazioni con l’Unione Europea, le transizioni ecologica e digitale e così via.

Non si pensi che queste nostre osservazioni siano dettate dall’unico desiderio di salvare e difendere questa nostra democrazia o la democrazia in quanto tale, verso cui il nostro Osservatorio, riferendosi alla Dottrina sociale della Chiesa, presenta molte critiche anche sostanziali. Ci interessa soprattutto che il sistema politico permetta almeno di poter fare il bene. Questo ci interessa come persone, come cittadini e come cattolici. Da questo ultimo punto di vista – come cattolici – dobbiamo riconoscere che con la rielezione di Mattarella le cose saranno molto più difficili. Ovviamente non mi riferisco ai cattolici che condividono e appoggiamo questo sistema della sinistra e questa sinistra di sistema, ma ai cattolici che si rifanno ai principi tradizionali della Dottrina sociale della Chiesa e non alle sue revisioni moderniste. Ebbene, costoro hanno due motivi per temere molto dal futuro, e quindi anche per impegnarsi molto. Il primo è dato dalla cultura politica di Sergio Mattarella che, come sappiamo dalla sua storia politica e abbiamo sperimentato in questi sette anni di mandato presidenziale, contempla una separazione netta tra politica e religione, non tenute insieme nemmeno dal diritto naturale. La sua presidenza passata è stata secolarizzante e così sarà anche la prossima. Il secondo è dato da una realistica constatazione su due iniziative legislative oggi sul tappeto, il disegno di legge Zan e quello sul suicidio assistito. Dopo la creazione dell’Asse Draghi-Matterella, ampliata nella Triplice Intesa Draghi-Mattarella-Amato, e dopo l’indebolimento del parlamento e la messa fuori gioco dell’opposizione, nessuno si permettere di alzare un dito su queste due nefaste leggi. Nella soddisfazione dei cattolici progressisti e democratici che plaudiranno alla laicità repubblicana che è stata salvaguardata, ma non certo con la nostra di soddisfazione.

 

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