Philip Pilkington, The collapse of global liberalism. And the emergence of the post liberal world order, Polity, e-book, Cambridge (UK) 2025. 16,99 Euro.

L’autore, economista irlandese, inizia col constatare che sotto la parola “liberalismo” c’è una pluralità di concezioni, soprattutto se lo si rapporta alla storia successiva all’apparizione del termine, ma si concentra essenzialmente sulla realtà di ciò che oggi viene presentato con questo stesso termine e che, secondo lui, nasconde in realtà una nuova forma di totalitarismo. Il liberalismo degli inizi voleva soprattutto liberare le attività economiche dai limiti tradizionali e dalle regole giuridiche e di costume che le inquadravano. mentre oggi finisce per essere un concorrente dei regimi totalitari che si ritiene abbia combattuto. I suoi obiettivi riguardano le fondamenta stesse della realtà, con l’ambizione di ridefinirle. In quest’ottica, tutta la realtà è – e deve essere – opera della volontà umana, almeno di quella parte dell’umanità più capace di imporsi. É anche da notare che questa autodivinizzazione gnostica è molto più distruttrice che costruttiva. La caratteristica del liberalismo attuale, ossia lo stadio più recente del suo sviluppo logico, è proprio il suo rifiuto dell’intera realtà non costruita dalla volontà umana. Implicitamente, Philip Pilkington vede nel presente risultato del liberalismo una evoluzione letteralmente demoniaca.

Questo libro non vuole dare una interpretazione rivelatrice dell’essenza del liberalismo, ma metterne in luce l’aspetto autodistruttivo. Il liberalismo, in questa sua ultima fase molto volontarista, finisce per abolire la libertà, provocando così la scomparsa della propria mitologia. Questa interpretazione storico-filosofica giustifica il titolo del libro e indica il suo scopo specifico. L’autore enuncia la sua tesi riferendosi, capitolo dopo capitolo, alle contraddizioni politiche, economiche, sociali, religiose provocate dalla contraddizione radicale del liberalismo giunto a quanto in Italia si dice inveramento, ossia la manifestazione finale del più profondo nucleo intelligibile. Il sistema liberale, così come si è presentato all’indomani della Seconda guerra mondiale, sta per affondare per ragioni interne, semplicemente perché la logica di questo sistema è stata spinta troppo avanti, fino all’assurdo, e non poteva essere che così.

L’autore fa due osservazioni: da un lato, la postmodernità è stata intesa come una piccola fase di transizione, una sorta di festa dell’individualismo in tutte le sue sfaccettature, ma in seguito ha dato luogo ad una violenza radicale contro ogni traccia della società tradizionale: la famiglia naturale, l’attaccamento al suolo, la pratica della religione tradizionale, la cultura, giungendo ad una forma di alienazione che imprigiona ogni giorno di più la vita delle persone; parallelamente, niente mostra che il piccolo numero di potenti siano risparmiati da altre forme di alienazione. Il liberalismo finisce la propria storia come un meccanismo di alienazione universale. Questa è la tesi del libro.

Philip Pilkington affronta, lungo tutto il libro, i diversi terreni sensibili del liberalismo attuale: decostruzione della famiglia, diseducazione, crollo demografico, guerra intergenerazionale … Egli parla anche (capitolo 11) dell’ecologismo, visto come una specie di ritorno alla religione pagana, ma non come vera rottura con la modernità arrivata al suo termine logico. Questa religione vagamente sincretistica rimane dentro un quadro mentale essenzialmente liberale, di cui accetta gli pseudo-dogmi senza discussione.

Il libro di Philip Pilkington si conclude con una sorta di programma pratico, settore per settore, preferendo rinviare ad opere più teoriche già pubblicate. La sintesi costituisce così una forma di invito alla riflessione collettiva.

Bernard Dumont

[Nostra traduzione dal francese della recensione pubblicata in “Catholica”, n. 161, Automne-Hiver 2025, pp. 33-34].

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