
Ho scoperto solo di recente le questioni che riguardano il fenomeno “La Famille”, gruppo religioso francese, direttamente discendente dalla lontana esperienza del Giansenismo.
L’attenzione per questa realtà si è accesa negli anni Sessanta e da allora a fasi alterne viene riproposta all’opinione pubblica. Tra gli ultimi allarmi, il servizio di Réel Média, “La Famille: une secte en plein coeur de Paris”.
Generalmente i documentari che compaiono in rete descrivono il movimento come una setta, ne tracciano un identikit ricavato dalla bocca degli ex-membri rancorosi (tecnicamente detti ‘apostati’ in sociologia delle religioni), e lo filtrano coi tipici stereotipi del laicismo postmoderno. Teniamo conto poi del fatto che ci troviamo in Francia, davanti a un fenomeno culturale tipicamente francese, nel quale si scontrano muro contro muro il laicismo di Stato e un gruppo di ultraconservatori, antimoderni ed ermetici.
Per una ricostruzione puntuale, accademica e ragionata del fenomeno farò piuttosto riferimento alle istruzioni di Massimo Introvigne (Vedi qui).
Anzitutto mi introduco in modo molto informale: La Famille potrebbe essere paragonata sotto molti aspetti ai gruppi quaccheri o Amish (quelli resi famosi dai film di Bud Spencer e Terence Hill). Parliamo quindi di gruppi religiosi radicali, fortemente estranei all’evoluzione politica, culturale e tecnologica della modernità, rimasti ancorati ai costumi di alcuni secoli addietro. La grande e più sorprendente differenza tra La Famille e gli Amish è che questi ultimi tendono ormai a vivere in zone geografiche nettamente separate dalla civiltà moderna, mentre i membri di La Famille per lo più vivono nel centro di Parigi (11°, 12° e 20° arrondissement).
Qual è la storia di La Famille, per sommi capi, e quale la loro dottrina? Ripercorriamola rapidamente.
Come dicevamo, “La Famille rimase in gran parte sconosciuta sia ai media che agli studiosi” fino al 1960, ma le sue origini sono antiche e risalgono al Giansenismo, “un movimento teologico nato nel XVII secolo che importò nel Cattolicesimo alcuni elementi protestanti”. Tale movimento “fu soppresso nel XVIII secolo sia dalla Chiesa Cattolica che dalla monarchia francese, anche se la sua influenza culturale continuò nel XIX secolo e si estese ad altri paesi”. Per chiarirci, dovremo aspettare S. Alfonso Maria de’ Liguori per sviluppare una proposta morale cattolica capace di controbattere e risolvere le influenze di quella giansenista. Ora “il Giansenismo non fu un movimento di soli intellettuali. Intorno al culto si sviluppò un Giansenismo “popolare” nel quale fin dal XVIII secolo si attestano anche i “fenomeni dei Convulsionari, che avevano convulsioni, svenivano, urlavano, profetizzavano”, presto diramatisi “da Parigi a diverse città e villaggi della Francia”. Questi arrivarono a pratiche estreme “chiamate secours, dove i devoti, per lo più donne, si sottoponevano volentieri a percosse, torture e persino alla crocifissione per essere liberati dai loro tormenti interiori”. I Convulsionari resistettero nel tempo, senza mai divenire un movimento unificato, “formarono una rete” con la caratteristica che “si scomunicavano a vicenda, in particolare dopo che alcuni dei leader avanzavano pretese messianiche per se stessi”. Tra questi leader spicca il padre François Bonjour, che non mancò di assicurarsi una discendenza di eletti, dando vita alla ‘santa famiglia’ dei Bonjouristes. Tra costoro emerge un presunto Messia, Lili, il quale peraltro nel corso della propria esistenza rinunciò abbastanza presto a tale elezione per dedicarsi ad affari secolari. Curiosamente però alcuni seguaci costruirono un “Bonjourisme senza i Bonjours, che continuava a venerare Lili come una presenza mistica indipendentemente dal vero Lili in carne ed ossa, impegnato altrove nei suoi affari” e, sulla loro scia, “un gruppo di famiglie aveva conservato la fede in Lili”. Questa è l’origine di La Famille: i discendenti di quelle famiglie, che iniziarono a sposarsi solo tra loro, e continuarono a conservare gli insegnamenti variamente attribuiti a Lili, e attorno al suo mito svilupparono una leggenda e una spiritualità particolari.
Quali sono gli elementi caratteristici che stanno all’origine di La Famille? In generale trovano credito le “critiche convulsionarie alla Chiesa Cattolica e la necessità di ritornare alla chiesa primitiva come Gesù l’aveva immaginata”, così si incontrano “una serie di precetti che dovevano mettere in pratica l’ideale convulsionario di separarsi dall’ambiente Cattolico corrotto, che all’epoca coincideva con la maggioranza della società francese”. Tanti di quei precetti sono mutati nel tempo, tranne uno: “La Famille non fa proseliti e non accetta più nuovi membri dall’esterno, e i devoti non sposano i ‘gentili’, cioè i non membri”.
Cosa può suggerire l’esperienza di La Famille? Che la diffusa corruzione della Chiesa può suscitare profondi scandali; che da tali scandali possono sorgere movimenti pericolosi e ambigui, sebbene inizialmente mossi da ideali di purezza e santità; che in tali movimenti fenomeni di leaderismo e di santoni solitari sono da attendersi, con tutto il carico di mitomania e di manipolazione a essi congiunto; che il bisogno di sicurezza da parte dei fedeli (e di seguito da parte dei santoni) produce un ermetismo crescente; che l’ostilità e l’immoralità sociale (religiosa o laica) ispessisce le barriere di questi movimenti.
Al termine della propria parabola La Famille mostra che una rete di cristiani, mossi dall’ideale di purità, può finire col trovarsi irrimediabilmente imbrigliata in una visione che di cristiano ha poco; che sottopone la Tradizione di santità ecclesiale a riletture di santoni immorali (cfr. la poligamia del padre Bonjour); che si allinea con pratiche culturali lontane dal Vangelo o capaci di strumentalizzarlo; che identifica la speranza di salvezza con procedure discutibili (i.e. endogamia familiare).
Termino proprio con tale aspetto. La auto-ghettizzazione di La Famille, nella forma della sua endogamia familiare, consacra due principi: che il mondo circostante non interessa e gli adepti si preoccupano solo della propria salvezza; che esiste un metodo umano per garantire in modo assoluto tale la salvezza.
Il primo principio si scontra con il messaggio del Risorto, il quale invia i suoi discepoli nel mondo come testimoni. Il secondo principio scontra con il dono gratuito della salvezza, che secondo La Famille si presume invece essere una sorta di conquista pelagiana, aggravata dalla presunzione moderna di poter accedere al risultato con metodo scientifico incontrovertibile (l’endogamia).
Ora non sfuggirà che il pontificato di Francesco ha insistito in modo martellante su tale binario, beninteso muovendosi in direzione diametralmente opposta a quella presa da La Famille: se questi hanno affermato la chiusura endogamica, Francesco ha predicato la necessità di uscire verso il mondo; se questi hanno conservato una prospettiva rigorista, Francesco ha appoggiato una prassi morale più concessiva (i.e. Amoris Laetitia) e molto sbilanciata sul tema della misericordia (cfr. “chi sono io per giudicare”; i.e. Misericordia et Misera).
È come se questo binario identificasse un elemento fondamentale della fede. Come tutti i punti di fede esso chiede equilibrio e giusto adattamento al contesto (nel senso che Aristotele attribuiva alle circostanze, quali elemento utile a giudicare l’atto morale – e quindi non in senso relativista).
Non entro nel merito del pontificato di Francesco, delle sue intenzioni e delle sue attuazioni.
Estendo invece il ragionamento al gruppo di coloro che – vescovi, sacerdoti e laici – hanno vissuto con disagio l’applicazione franceschiana di questi due principi, testé individuati, fino a contestarli e a dispiegare strategie di pubblico dissenso a questi e a quegli.
Tali reazioni hanno portato laici e chierici ad assumere forme di isolamento, di opposizione alla Chiesa ‘corrotta’, di rivendicazione di purità, di costituzione di faide al seguito di leader religiosi più o meno improvvisati (con Messe nella palestre, negli scantinati, raduni nelle cascine, nuove comunità digitali, etc.). Il fenomeno non è privo di ragioni, ma non sono qui né a contestarlo né a giustificarlo. Metto invece l’accento su una certa somiglianza che si può rinvenire tra tali reazioni recenti e le posizioni mantenute nei secoli da La Famille.
La Famille può insegnare qualcosa ai vari gruppi critici nei confronti di Francesco e della sua applicazione del ‘binario’ su indicato? Sicuramente insegna che certe rotture, se non vengono presto corrette e riportate alla piena comunione con l’ovile della Chiesa, nel corso del tempo conducono generalmente lontano dall’ideale di purità conclamato agli albori.
L’abbrivio di schierarsi dalla parte dei puri dura poco. Dura poco, perché la vera fede ci insegna che ci salviamo tramite la Grazia e non tramite le opere. Il prolungarsi di certe contrapposizioni in definitiva manifesta che alcuni fedeli contano di poter salvare la Chiesa con la propria opera di strappo e di testimonianza rigorosa, mancando così di speranza nella Provvidenza cui è affidato di condurre il cammino della Catholica e, in essa, la vocazione dell’umanità.
Non nego le ragioni di certe pose, lo ribadisco. Non nego che certe critiche possano aver individuato problemi oggettivi e gravi. Affermo che una reazione di rottura, che non sia incidentale e provocatoria, quando all’opposto divenga strutturale e sistematica allora innesca dinamiche di evoluzione spirituale controproducenti. I puri Giansenisti, testimoni eccellenti del degrado morale e spirituale della loro opera, perseverando nel proprio cammino, fino a ignorare i rimproveri papali, hanno generato gruppi spiritualmente pericolosi (cfr. i fenomeni di neo-messianismo in ambiente Convulsionario) o ecclesialmente recisi e certo poco affini all’ideale del cristianesimo autentico (La Famille).
D’altra parte non si può tacere che, se si vogliono riavvicinare certi gruppi di fedeli e di laici – a meno di credere che i cristiani abbiano tutti l’eroicità nell’obbedienza che fu dei grandi santi – sarà dovere della gerarchia cattolica spiegare in modo compiuto certe linee magisteriali, oppure calibrarne in modo differente l’attuazione. Spingere i motori verso il Progresso, accusando di indietrismo i fedeli, non è una buona strategia: sempre che l’obiettivo non sia generare nuovi movimenti di reazione, con o senza endogamia (s’intenda il tono ironico di queste parole!).
Sarà dunque responsabilità dei Pastori recuperare credibilità agli occhi dei fedeli per strapparli da reti separatiste e riavvicinarli alla felice adesione alla Chiesa cattolica, prima che sia troppo tardi per gli uni e per gli altri. E i fedeli da parte loro non manchino di umiltà e sappiano distinguere la voce dei pastori da quelle dei mercenari, soprattutto quando è in gioco il cammino verso l’unità invocata dallo stesso Cristo Signore.
Don Marco Begato
(Foto: Giansenismo, (cropped) Di inconnu. Pour le versement et les modifications ː G.Garitan – BM reims, Pubblico dominio)

