
[Pubblichiamo con piacere in una nostra traduzione italiana questa Lettera aperta al Presidente Javier Milei di Daniel Passaniti, intellettuale cattolico argentino di primo piano, docente alla Università Cattolica Argentina, esperto di Dottrina sociale della Chiesa e Amico del nostro Osservatorio. Sullo stesso tema rimandiamo anche il Videoeditoriale di Maurizio Milano: QUI].
Signor Presidente,
Mi permetto di rivolgerle queste brevi riflessioni a motivo della situazione sociale critica che gli argentini stanno attraversando. Sono uno di coloro che sperano che il suo governo possa giungere a buon fine e ci permetta così di riprenderci, nel miglior modo possibile, da questo difficile momento.
Apprezzo e sostengo la sua tenacia nel voler eliminare il flagello della corruzione politica ed economica che da decenni imperversa nella nostra società, mi compiaccio che voglia far sì che lo Stato non sia più il bottino politico di molti, che voglia ristabilire l’ordine nelle strade e che abbia come asse centrale del suo governo il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà privata. Condivido pienamente con lei, come la stragrande maggioranza dei bravi cittadini, che l’Argentina ha bisogno di un profondo cambiamento culturale.
Pochi giorni fa lei ha chiaramente affermato che l’attuale crisi che stiamo attraversando non è solo politica e/o economica, ma soprattutto morale. E su questo punto voglio soffermarmi, perché i livelli di povertà e indigenza di cui soffre oggi l’Argentina non cessano di essere il riflesso di un peccato sociale molto grave. In effetti, la miseria morale e spirituale in cui siamo immersi da decenni ci ha portato a questa inaudita miseria sociale. L’Argentina, con tante ricchezze materiali, con tante risorse ereditate, è oggi un Paese povero, alla deriva, senza progetto, tormentato dalla discordia sociale, dalla frustrazione, dalla disperazione e dall’incertezza.
Senza dubbio, se parliamo della responsabilità e della sfida morale che comporta invertire l’attuale crisi, oggi lei come massima autorità politica è il primo responsabile e colui che deve prudenzialmente rendere possibile il superamento di questa difficile situazione. Questo implica, in ogni momento, una decisione etica e politica importante, poiché se le risorse non abbondano deve scegliere di privilegiare alcuni obiettivi e rinviarne altri. L’impegno, senza dubbio, deve essere condiviso tra governanti e governati, ma è Lei che gestisce il timone e decide quali sono gli obiettivi, e per questo la Sua responsabilità è maggiore e ogni Sua decisione comporta un grave fardello morale.
Entrando nello specifico, è chiaro come fosse necessario aggiornare tariffe e prezzi e che non si sarebbe potuto continuare con la cultura dell’economico e/o gratuito sovvenzionando ciò che non andava bene, tuttavia non si può non considerare l’impatto reale e concreto di questa scelta di sincerità dell’economia sulle tasche della classe media, un paio di decenni fa in via di estinzione, e di coloro che ne hanno meno.
Inoltre, in materia di politica economica non si può privilegiare la stabilità e l’equilibrio fiscale a scapito dell’occupazione e dell’equità sociale, poiché questi due obiettivi, la piena occupazione e l’equità sociale, sono esigenze del Bene comune e quindi prioritarie rispetto ad altri obiettivi come la crescita economica, la stabilità della moneta, l’equilibrio fiscale o l’equilibrio del settore esterno.
Per quanto riguarda la gestione del bilancio, strumento fondamentale della politica fiscale, un grande maestro dell’economia e delle finanze pubbliche, il dott. Cayetano Licciardo, che ho avuto l’onore di incontrare, dalla sua cattedra parlava magistralmente della dimensione etica del Bilancio. Infatti, chi detiene il potere decide, attraverso questo strumento, a chi togliere, cosa togliere e perché lo toglie così come decide a chi dare parte delle risorse pubbliche disponibili, quanto e perché. Tale responsabilità comporta senza dubbio un notevole onere morale.
Per questi motivi, insegnava il dottor Cayetano Licciardo, il Bilancio non è un semplice calcolo matematico bensì l’atto politico per eccellenza, poiché deve essere definito per soddisfare al meglio la reale domanda sociale. Per queste ragioni, egli diceva, lontano da ogni dogmatismo e da ogni posizione economica, non si tratta di “deficit zero”, ma di vedere quanta parte di quella domanda sociale è stata soddisfatta. In ogni caso, di fronte ad un inevitabile deficit fiscale, sarà necessario definire con prudenza le modalità per finanziarlo nel modo più conveniente e al minor costo possibile.
Signor Presidente, secondo quanto dichiarato pochi giorni fa dall’Università Cattolica Argentina, nel prossimo mese di marzo 6 argentini su 10 vivranno in povertà, presagio di una possibile epidemia sociale. Pertanto, con tutto il rispetto, mi permetta di dirle che gli affari pubblici non possono essere gestiti solo con la teoria economica e un foglio di calcolo Excel come strumenti; la loro gestione efficace richiede sensibilità sociale e prudenza politica.
C’è ancora tempo e, lungi dal fornire assistenzialismo, può e deve ammortizzare i costi sociali dell’aggiustamento avviato dalla sua gestione. La sfida è molto grande e la responsabilità morale più grande ancora, per questo le chiedo di non dimenticare che se questa situazione si aggrava, peggiorando il potere d’acquisto degli argentini, ad un certo punto la pazienza e la tolleranza sociale potrebbero esaurirsi, cosa che sarà senza dubbio un terreno fertile per quella “casta politica” che ha fatto della cosa pubblica il proprio affare, anestetizzando il popolo argentino attraverso un populismo demagogico, assistenzialista e decadente. Un passato molto vicino, che la maggior parte di noi buoni argentini non vuole che si ripeta.
Signor Presidente, c’è ancora tempo. Confidiamo in lei.
Daniel Passaniti
Febbraio 2024
[Traduzione dallo spagnolo di Benedetta Cortese]
(Foto: Pixabay)
