[Dato che viene fatta circolare ripetutamente nel Web l’idea che papa Francesco si rifaccia nel suo pensiero alla dottrina della “opposizione polare” di Romano Guardini, mi permetto di riproporre un mio intervento di qualche tempo fa sull’argomento. Chi lo desidera può anche vedere anche i seguenti due approfondimenti: QUI e QUI].

Romano Guardini dedica un suo libro al tema dell’opposizione polare: “L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto vivente”, edito per la prima volta nel 1925 e pubblicato in Italia dalla Morcelliana. Guardini era nato nel 1985, quindi scrisse questo libro a 40 anni di età. Possiamo definirla un’opera ancora “giovanile”. Molti vedono in questo libro una delle fonti di ispirazione del pensiero di Francesco. Per esempio, Silvano Zucal non ha dubbi nel suo articolo “Romano Guardini maestro di papa Francesco”, “Vita e Pensiero”, novembre-dicembre 2016, pp. 47-54. Anche Massimo Borghesi fa riferimento a Guardini nella sua biografia intellettuale di Bergoglio (Jorge Mario Bergoglio – Una biografia intellettuale, Jaka Book, Milano 2017) e nell’articolo “Alle fonti del pensiero di Papa Francesco. L’influenza di Gaston Fessard e di Romano Gurdini”, “Studia Patavina”, 69 (2022) 3, pp. 427-442. Come applicazione ad un campo specifico si veda anche “Armonizzare gli opposti. Fonti e prospettive pedagogiche del pensiero di papa Francesco”, “Studia Patavina”, 69 (2022) 3, pp. 421-426.

Ma è proprio giustificato questo collegamento? Il libro di Guardini, come dice il sottotitolo, si occupa del “concreto vivente”, vale a dire che riguarda l’aspetto della fenomenologia esistenziale della persona. Non intende essere né un libro di antropologia metafisica né un trattato di morale e di vita “pratica” nel senso etico della parola. Men che meno vuol essere un’opera di antropologia teologica. Stato e mutamento, forma e forza, particolare e totale, creare e organizzare, regola e originalità, unità e molteplicità sono gli opposti di cui parla Guardini che, come si può vedere, sono tensioni interne all’esistenza del vivente e in questo limite devono essere considerate. Ma tra l’essere e il nulla, tra il vero e il falso, tra il giusto e il torto, tra il bene e il male, tra teismo e ateismo, tra il peccato e la grazia non c’è nessuna “attrazione polare”. Joseph Ratzinger lo ha precisato nel suo libro “Fede verità tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo”.

L’applicazione di Francesco della nozione di “opposizione polare” invece riguarda proprio i temi che ho appena elencato e rispetto ai quali essa non può essere applicata. Per fare un esempio, nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia Francesco stabilisce una “opposizione polare” tra la norma e la coscienza. Un articolo pubblicato nella rivista “Alfa Omega” dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum [Jakub Rajčáni, S.V.D., “La coscienza situata come “polo opposto” della norma morale”, “Alfa Omega”, XXII (2019) 1, pp. 103-117] sviluppa questo tema collegando esplicitamente l’attrazione polare tra norma e coscienza e l’Esortazione di Francesco, confermando che questo è veramente il suo pensiero. Ma questa visione del rapporto tra legge e coscienza è contraria a quella sempre insegnata dalla teologia morale cattolica tradizionale fino alla Veritaits spoendor di Giovanni Paolo II. Tra norma e coscienza non c’è affatto una attrazione polare, né Guardini ha mai sostenuto questo.

L’enciclica Veritatis splendor [soprattutto i paragrafi dal 54 al 64] presenta la coscienza come il luogo ove ha sede la legge avendo l’uomo la legge di Dio scritta dentro il cuore. L’enciclica nega che tra legge e coscienza ci sia una “opposizione polare” come tra un polo “dottrinale ed astratto” da un lato e uno “esistenziale e concreto” dall’altro, perché questo richiederebbe una cosa che l’enciclica esclude, ossia il carattere “creativo” della coscienza per cui essa “non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare” (n. 56). La coscienza non è il polo opposto alla legge, perché essa pone l’uomo davanti alla legge e nella concreta azione morale “il carattere universale della legge e dell’obbligazione non è cancellato, ma piuttosto riconosciuto” (n. 59). Il principio dell’obbedienza alla legge oggettiva fa parte della stessa coscienza e tra le due non c’è come un tiro alla fune tra due poli opposti nella ricerca di un compromesso mediano. La coscienza conosce la legge e il vero bene per “connaturalità”, per farlo non deve rinunciare a niente di se stessa.

Stefano Fontana

(Foto: wikipedia)

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