Il 26 novembre 2021 il nostro sito ha pubblicato un forte intervento di Marcello Pera dal titolo “Europa dove sei? Chi sei? Ci sei?” [Clicca qui]. Si trattava di una forte denuncia dell’involuzione ideale e materiale dell’Europa e, in particolare, dell’Unione europea.

Il 13 dicembre 2021 Silvio Brachetta ha recensito, sempre nel nostro sito, il libro di Francisco Elías de Tejada “Le radici della modernità” (Solfanelli, Chieti 2021) [Clicca qui] che si occupa ampiamente dell’Europa e del suo declino, con il merito di andare però alle origini, indietro nel tempo. La pubblicazione del libro di de Tejada contiene un ampio saggio introduttivo di Giovanni Turco (pp. 6-66): una esposizione magnifica del pensiero di de Tejada.

Pubblichiamo qui di seguito un breve estratto della Introduzione del Prof. Turco nel punto in cui egli mostra come per de Tejada la “crisi” dell’Europa sia cominciata molto tempo fa e come il tema vada affrontato con questo ampio respiro che non è solo di tempo ma anche di idee.

«Si intende che per Tejada l’Europa non costituisce né un’entità puramente geografica, che, come tale, può essere caratterizzata dalle più diverse connotazioni culturali, né una realtà immediatamente istituzionale, che in astratto può mutare impianto o scopo. L’Europa, piuttosto, è intesa quasi come una “categoria dello spirito”: come una nozione ed una costruzione, al tempo stesso storica e polemica. Essa esprime una visione del mondo, che coincide con la modernità. Talchè il processo di formazione dell’Europa corrisponde a quello della “modernizzazione”, che caratterizza il Continente europeo a partire dai secoli XIV – XVI.

In tal senso l’Europa si configura come l’antagonista della Cristianità. Non la sua prosecuzione. Non la sua erede. Le sue radici intellettuali sono tutt’altre rispetto a quelle greco-romano-cristiane. Secondo tale accezione, l’Europa collima con la Rivoluzione, intesa in senso categoriale ed in senso epocale. Sotto il profilo effettuale, essa è il mondo storico che ne deriva. Il suo avvento corrisponde a quello del processo di secolarizzazione che trae linfa dall’antropocentrismo e dal soggettivismo.

Nella categorizzazione di Elias de Tejada la nozione di Europa è inconfondibile. Non è suscettibile di polisemia. Ha un significato filosofico (nella sua essenza) e storico (nella sua realizzazione), non topologico e convenzionale. La sua formazione storica costituisce un evento filosofico, in quanto è originata da presupposti teorici, donde derivano esiti operativi. Si dà nella storia, ma da premesse che non costituiscono una mera contingenza storica.

In altri termini, la nascita dell’Europa (secondo tale significazione) segna la nascita del mondo moderno: lo spirito europeo è quello della modernizzazione (intesa filosoficamente). L’Europa indica la modernità (intesa teoreticamente e non cronologicamente), nel suo costituirsi,  quale traguardo di un processo plurisecolare, la cui attuazione importa la progressiva affermazione di quanto è implicito  nelle sue opzioni genetiche. Ne risulta costitutivo, il principio di immanenza. Lungo la direttrice dell’immanentizzazione , il processo onde essa si alimenta,  risulta per certi aspetti in facto esse  e per altri in fieri. Su tale premessa, le essenze sono bandite, l’effettività è posta in luogo della realtà, il determinato è avvertito come la radice del male, la virtualità è assunta come decisiva dell’operatività.

L’itinerario che ne configura la costruzione coincide con quello del compimento storico dell’immanentismo. Donde il suo protrarsi ben oltre i trattati di Westfalia (1648), attraverso passaggi epocali segnati dalla Rivoluzione francese, dall’affermarsi del liberismo e del socialismo, verso gli orizzonti  della postmodernità. Il processo che la connota  risulta suscettibile di svolgimento lungo la medesima traiettoria. Come tale non si palesa esaurito nelle sue virtualità, pur se appare riconoscibile nella sua nuclearità.»

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