Nel mio video-editoriale di venerdì 20 febbraio (“Tra Epstein e il Sacro Cuore: l’umano al bivio?” VEDI QUI ) ho introdotto alcune riflessioni attorno al fenomeno Jeffrey Epstein, personaggio chiacchierato da tempo e ora entrato in una nuova fase di clamore con la pubblicazione di milioni di files della sua incriminata corrispondenza

La questione si presta ad essere affrontata sotto molteplici punti di vista, a noi dell’Osservatorio interessano quelli inerenti alla Dottrina sociale della Chiesa. Nel video-editoriale accennavo al contrasto tra un agire politico fondato sul bene e uno fondato sul male, quindi tra l’ideale cattolico e quello epsteiniano. Vista l’estensione di rapporti di Epstein col mondo politico contemporaneo (dai presidenti americani, alla corona di Inghilterra, ai maggiori governanti europei), potremmo dire semplicemente tra l’ideale cattolico e la realtà attuale.

Volendo approfondire quella considerazione, ritengo utile citare di seguito qualche riflessione tratta dal capolavoro distributista di John C. Médaille (Distributismo. Una politica economica di equità e di equilibrio, Lindau, Torino 2013. Sul Distributismo si veda anche il fascicolo del nostro “Bollettino” a ciò dedicato). Tra i tanti esempi che si potrebbero portare, lo trovo interessante per il taglio economista: tale taglio ci spiega infatti quali siano i prerequisiti storico-culturali che hanno permesso ad Epstein di trascinare la classe politica nel vortice immoralista.

Médaille si introduce nella presentazione del distributismo, partendo proprio da una ricostruzione del fenomeno e soprattutto del termine “economia”: “L’economia è, ovviamente, una disciplina dotata di un enorme potere e prestigio. Ma una cosa le manca, la storia, o quantomeno una grande storia; il termine “economia” ha un’origine relativamente recente” (p. 28). La natura di tale termine sembrerebbe da subito segnata con i caratteri della a-moralità: “Il termine, nella sua concezione moderna, potrebbe essere stato suggerito inizialmente dal prima ministro britannico Benjamin Disraeli nel 1844 allo scopo di separare l’economia politica dal fastidioso tema dell’etica” (Ibidem). Tale riferimento nel pensiero di Médaille non è secondario: tutta la partita si gioca sulla scelta di identificare l’economia come disciplina umanistica e quindi eticamente connotata, o al contrario come disciplina naturalista e quindi eticamente neutra: “Non sto negando la scienza economica. Tuttavia, sto negando che si tratti di una scienza fisica; negano che si possa desumere la sua corretta metodologia dalla fisica, dall’astronomia, dalla chimica o da qualsiasi altra scienza fisica. Affermo che deve essere concepita come una scienza umana… tutte le scienze umane si fondano su una qualche visione della giustizia umana” (p. 31).

Curiosa la parabola moderna: priva l’economia dei suoi presupposti etici; ne fa la regina dei politici (non da ultimo grazie all’influenza di quei Rothschild, che dalla corrispondenza con Epstein stanno traendo notevoli motivi di vergogna); la libera da qualsivoglia ‘visione della giustizia umana’ (cfr. supra); infine – a completamento della transizione da morale ad a-morale a immorale – la abbandona alla mercé di un sistema ingiusto, osceno e fin disumano (se saranno confermate le peggiori notizie finora emerse).

Ora, va anche ribadito che, seppur il caso Epstein squarci il velo su una precisa dinamica di manipolazione dei governi (quella dei ricatti sessuali), abbiamo evidenza ben più acclarata e abbondante di ben altre oscenità ormai diffuse a vari livelli. Per dirla con un blogger, critico nei confronti di un certo estremismo anti-epsteiniano: “You don’t need to fabricate theatrical fantasies when reality is already disgusting enough” (Thuletide).

E la realtà mostra ormai come dato di fatto intere classi di politici dai costumi moralmente corrotti o favorevoli a sostenere campagne di natura immorale.

A questo riguardo dunque è essenziale aver chiaro che l’obiettivo definitivo, in vista della costruzione di un autentico Bene Comune, chiede non solo e non tanto la resa dei conti dei personaggi altisonanti legati a casi da urlo come l’epsteiniano; bensì una revisione nella formazione dei costumi prima giovanili e poi dei professionisti e dei politici, se davvero vogliamo tornare a una politica che sia intesa come agire virtuoso a servizio del popolo e non come un classismo vizioso ripiegato sui propri interessi. In caso contrario, come in fondo notava il dott. Stefano Manera citato nel mio video-editoriale di cui in apertura, dovremo accettare che gli Epstein si moltiplichino e che l’orrido divenga cosa comune.

Don Marco Begato

(Foto: Di Philipp Birmes, Pexels)

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